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SUINICOLTURA
25.03.2026 - 17:30
Aggiornamento positivo sull’evoluzione della Peste Suina Africana in Lombardia. Ne danno notizia l’assessore all’Agricoltura Alessandro Beduschi e il suo omologo al Welfare Guido Bertolaso.
«Non posso che accogliere con grande soddisfazione la notizia del declassamento delle aree soggette a restrizione a causa della PSA in Lombardia - commenta Davide Berta, presidente della sezione suini di Confagricoltura Lombardia - la Psa ha falcidiato fisicamente ed economicamente le imprese suinicole lombarde. Ha messo sotto pressione gli allevatori e le loro famiglie anche con conseguenze devastanti sul piano della coesione familiare e della tenuta psicologica. Ci sono aree territoriali, come alcune della provincia di Pavia, dove la suinicoltura è letteralmente scomparsa. Desidero ringraziare per il loro lavoro le autorità lombarde ed il commissario Filippini, con il suo staff e in particolare Mario Chiari e Francesco Maraschi, che hanno saputo interpretare per il meglio un ruolo particolarmente delicato e retto ad una pressione politica e mediatica veramente pesante. Però non dobbiamo dimenticare che si tratta di un fenomeno durato oltre due anni che ha devastato il nostro settore e che ancora lascia alcuni strascichi in diverse zone. Non ce lo dobbiamo dimenticare: la tutela sanitaria degli allevamenti deve essere messa al primo posto nell’attenzione di tutti gli attori della filiera».
Nel territorio della Città Metropolitana di Milano, tutti gli 82 comuni precedentemente inclusi nella zona di restrizione vengono ora complessivamente riconosciuti come zona libera, certificando l’assenza di rischi residui e la piena efficacia delle azioni svolte. Anche in provincia di Lodi si registra un avanzamento significativo: i 32 comuni interessati dalle precedenti misure vengono tutti declassati, con l’unica eccezione del Comune di San Rocco, che permane in Zona di Restrizione 1 a causa delle recenti positività registrate nel vicino territorio piacentino e della conseguente necessità di mantenere un presidio più stringente nell’area di confine.
La situazione di Pavia riflette la storia epidemiologica più complessa della provincia, che aveva comportato un’ampia zonizzazione. Dei 186 comuni precedentemente coinvolti, 77 vengono oggi riconosciuti come zona libera, mentre 53 passano in Zona di Restrizione 1. Permane invece la classificazione in Zona di Restrizione 2 per 56 comuni dell’Oltrepò Pavese, area nella quale il monitoraggio della fauna selvatica aveva evidenziato le maggiori criticità e dove si rende ancora necessario mantenere un livello avanzato di sorveglianza.
L’efficacia della decisione comunitaria trova ora riscontro nel nuovo assetto territoriale, che sarà formalizzato nei prossimi giorni con la pubblicazione del regolamento europeo contenente la ridefinizione ufficiale delle zone di restrizione.
«Questo risultato – hanno detto gli assessori Bertolaso e Beduschi - è la dimostrazione concreta di quanto un approccio integrato possa incidere sulla gestione di un’emergenza sanitaria complessa come la Peste Suina Africana. Il declassamento delle zone di restrizione è frutto del lavoro coordinato tra il Commissario Straordinario alla PSA Giovanni Filippini, il Sub Commissario lombardo Mario Chiari, le Direzioni generali regionali di Regione Lombardia, i dipartimenti veterinari delle ATS, i Corpi di Polizia Provinciale, IZSLER, ERSAF, le forze dell’ordine, le amministrazioni locali, ENCI, il mondo venatorio e l’intera filiera suinicola. Un sistema che ha operato come un’unica squadra, condividendo informazioni, azioni sul campo e responsabilità, e che oggi dimostra come la cooperazione interistituzionale sia in grado di produrre risultati veri per la tutela sanitaria, economica e produttiva della Lombardia».
Anche Rudy Milani, presidente della sezione nazionale suini di Confagricoltura, che ha affrontato insieme a Berta, l’emergenza Psa in lombardia, curando e tessendo rapporti tra il livello regionale e quello nazionale, esprime grande soddisfazione: «Era una notizia che aspettavamo da tempo e per il cui conseguimento stiamo sempre stati in contatto con il commissario Filippini, il ministero e la regione, fornendo dati e indicazioni sulle migliori strategie da seguire nell’interesse degli allevatori. La nostra filiera suinicola ha rischiato molto in questo periodo, anche a causa di comportamenti molto poco professionali, che in alcune circostanze hanno sfiorato anche l’illecito. Il profitto di pochi non deve mai andare a scapito di tutti. Ora che sembra che ci si avvii verso situazioni più tranquille è doveroso un sentito ringraziamento a tutte le istituzioni e alle persone tra tutte il commissario Filippini ed il subcommissario lombardo Mario Chiari che si sono spese per conseguire questo risultato, ma anche un monito a tutti i componenti della filiera affinché fenomeni di questa portata non si debbano più verificare. Mi auguro che l’esempio lombardo possa essere seguito anche in altre regioni italiane come l’Emilia Romagna in cui le zone di restrizione si allargano invece di restringersi e che sono territorialmente molto vicine a province come Cremona e Lodi dove l’allevamento suino è molto presente».
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