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In Regione istituito il "Tavolo del latte crudo". Tutelare prodotti e salute dei consumatori

Boselli: «Iniziativa che riguarda la zootecnia di montagna, le sue produzioni ed il territorio»

In Regione istituito il "Tavolo del latte crudo". Tutelare prodotti e salute dei consumatori

centro dell'incontro tenutosi in Regione per tutelare produzioni e consumatori

Antonio Boselli, presidente di Confagricoltura Lombardia e presidente ad interim della sezione latte, ha partecipato all’incontro promosso da Regione Lombardia sul tema della sicurezza alimentare e consumo di latte crudo e derivati. Incontro cui hanno preso parte l’assessore all’agricoltura Alessandro Beduschi insieme al direttore generale Andrea Massari, il consigliere regionale Giacomo Zamperini presidente della Commissione speciale “Valorizzazione e tutele dei territori montani e di confine; Rapporti tra Lombardia e Confederazione Svizzera”, e alcuni funzionari della direzione generale Welfare – veterinaria, guidati da Francesco Maraschi. Presenti, di persona o collegati, i responsabili di alcune delle principali Dop casearie prodotte con latte crudo.

«Nel corso dell’incontro - ha detto Boselli al termine - è stato presentato un progetto da parte della Regione per tutelare allevamenti, caseifici e consumatori di fronte a possibili rischi sanitari legati al consumo di prodotti caseari derivanti da lavorazioni di latte crudo. Ne abbiamo molti, di ottima qualità e reputazione;  tra cui diverse Dop. Valuteremo le proposte regionali nel loro complesso non appena verranno rese note in forma ufficiale; per il momento consideriamo questo incontro di livello conoscitivo e interlocutorio verso un problema che riguarda tutta la filiera, quello della maggiore sicurezza alimentare».

L’assessore Beduschi ha affermato la necessità da parte della Regione di occuparsi di “Latte crudo e derivati” in seguito ad alcuni problemi di ordine sanitario emersi in alcune altre regioni italiane. «Questo tavolo latte crudo deve occuparsi di una tematica prioritaria per il nostro mondo e degli aspetti legati alla sanità, e alle  norme igienico sanitarie che bisogna tenere nella massima considerazione. Per noi è prioritario il mantenimento della tipicità dei prodotti derivati dal latte crudo, prodotti tipici di montagna caratterizzati da un altissimo livello qualitativo, ma che richiedono una particolare attenzione sanitaria che deve essere affrontata in modo pragmatico. Anche perché ad esso sono collegati aspetti legati all’ambiente e ai territori montani in cui l’allevamento rappresenta un importante presidio del territorio. Per questo stiamo approntando specifiche Linee guida per tutta la filiera per affrontare il tema con la massima serenità e di fianco ai nostri agricoltori. Tavolo da rendere permanente se dovesse servire».

Andrea Massari, direttore generale dell’assessorato agricoltura ha sottolineato l’approccio garantista: «Con l’applicazione di linee guida nazionali del luglio scorso da verificare e applicare anche a livello regionale in collaborazione con i responsabili della veterinaria regionale. La reputazione di quei prodotti deve essere salvaguardata ma anche guadagnata, non possiamo accettare che problemi di ordine sanitario la possano mettere in discussione».

«Il problema della sanità delle produzioni derivate da latte crudo - ha detto Francesco Maraschi della DG Welfare - è prioritario. Le linee guida di luglio 2025 emanate dal Ministero della Salute arrivano a due conclusioni. La prima è legata all’informazione che deve essere disponibile nei punti vendita, la seconda è relativa al pieno controllo dei bacilli, escherichia  coli stec su tutti, che si possono trovare nei prodotti. Per essere perfettamente sicuri che non ve ne sia traccia sarebbe necessario campionare il 100% delle cagliate.  Ma la Lombardia è un territorio molto vasto e difficile, con aziende piccole e piccolissime sparse su tutto l’arco alpino sia nei fondi valle che in alpeggio. Situazioni in cui il controllo delle condizioni igienico sanitarie può essere complicato. La flora microbica alberga nel tratto intestinale degli animali, può essere emesso con le feci e quindi con la possibilità di arrivare al latte e alle cagliate. Per un suo controllo è necessario attivare accurati controlli igienico sanitari della mungitura».

In seguito il  dr. Albrici, ha illustrato quello che potrebbe essere il programma di lavoro contenuto nelle linee guida, che non sono legge, ma che rappresentano un vademecum per gli operatori.

«In Lombardia ci sono circa 800 piccoli caseifici e 300 alpeggi in cui si trasforma latte crudo. Quindi grandi difficoltà operative ma compatibili con le attività produttive che riguardano ben 14 Dop legate a queste produzioni. Ad oggi non abbiamo dati certi sulla diffusione dell’escherichia coli nei caseifici. Il rischio grosso è la mungitura e la sua igiene. Mungere in malga è difficile, l’ipotesi e di partire con allevamenti che mungono e cedono il latte a caseifici che producono formaggi a latte crudo. Questo permette di controllare un primo livello di rischio. Poi controlli sui caseifici di fondo valle, di maggiori dimensioni. Quindi controlli sui caseifici che trasformano solo il latte prodotto da loro stessi. In caso di positività per tornare indietro, il latte di cinque mungiture, analizzate singolarmente, consecutive deve essere negativo».

Giovanni Guarnieri, in qualità di rappresentante del settore lattiero caseario di Confcooperative e di Afidop ha auspicato la «possibilità di procedere, ove possibile, con la pastorizzazione anche per tutelare gli aspetti legati all’export, se necessario modificando i disciplinari di produzione. Tutta la filiera ha la necessità di gestire questo problema operando su tre livelli: aziendale con un accurato controllo della mungitura, della trasformazione casearia con la rigorosa applicazione di norme igienico sanitarie e con una accurata raccolta di dati e infine l’educazione al consumatore. Iniziative per le quali è necessario poter disporre di risorse adeguate».

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