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AGRITURISMI
24.03.2026 - 17:41
L'agriturismo si prepara alla nuova stagione
Siamo all’inizio della primavera, stagione in cui gli italiani iniziano a pensare a gite fuori porta o a qualche week end di relax oppure a periodo feriali più lunghi. Negli ultimi anni, Agriturist è diventata l’organizzazione di riferimento per lo sviluppo dell’agriturismo. Abbiamo chiesto a Laura Baronchelli, titolare della Cascina Farisengo, Bonemerse, Cremona e vice presidente Agriturist Lombardia un commento sulla situazione e le prospettive di questa forma di turismo accanto ad attività agricole consolidate in Lombardia. Ecco cosa ci ha detto.
È evidente un trend strutturale: sempre più italiani e stranieri scelgono l’agriturismo come meta, per un weekend o una semplice gita fuori porta. Una domanda orientata a esperienze autentiche, al turismo lento e alla fruizione del territorio, che rappresenta anche una valida alternativa rispetto al fenomeno dell’overtourism nei principali poli urbani. Anche in Lombardia questa dinamica è forte, con la crescita di ciclovie, cammini naturalistici e percorsi enogastronomici.
Lei pensa che rispetto alle prime forme di agriturismo di alcuni decenni fa siano cambiate le forme in cui ci si debba presentare agli ospiti?
L’agriturismo non deve reinventarsi: è già, per sua natura, una risposta coerente a questa evoluzione della domanda. In Lombardia, il fatto che sia spesso la “cascina” l’elemento di identità culturale e territoriale — espressione di memorie autentiche di una civiltà passata e di un modo di vivere disconnesso e immerso nella natura — ne fa un simbolo del turismo rurale, che va valorizzato anche verso l’estero.
Come giudica l’assetto normativo nazionale e lombardo che sovrintende all’attività agrituristica?
C’è un rovescio della medaglia. In Lombardia le imprese sono esposte a un sistema normativo particolarmente rigoroso, con controlli puntuali e sanzioni salate, soprattutto se confrontate con altre regioni italiane. La Lombardia ha scelto, in modo chiaro, di presidiare il settore con regole stringenti per tutelare l’autenticità dell’agriturismo e prevenire forme di concorrenza sleale verso la ristorazione tradizionale.
Il punto è che questo impianto, pur coerente nelle intenzioni, rischia di diventare un fattore limitante. Con l’aumentare della vocazione turistica della regione, una maggiore elasticità sarebbe auspicabile. Il rischio, altrimenti, è che un sistema nato per proteggere il valore del settore finisca per frenare lo sviluppo, soprattutto per le realtà più piccole, che faticano a sostenere il peso degli adempimenti e a rispondere a un mercato che richiede rapidità di adattamento.
Come vede lo sviluppo dell’agriturismo nel prossimo futuro?
In sintesi: la domanda cresce, l’interesse è forte, il posizionamento è corretto, ma il sistema non sempre facilita la trasformazione di questa opportunità in crescita strutturale. La sfida sarà quindi mantenere l’autenticità senza irrigidire eccessivamente il modello, introducendo margini di flessibilità che permettano alle imprese di evolvere insieme al mercato.
In questa direzione, servono misure politiche nazionali e regionali che riducano gli adempimenti amministrativi, sostengano la multifunzionalità agricola e intervengano su costi energetici e lavoro stagionale, a supporto di una crescita che non può che fare bene al sistema regione e Paese. Allo stesso tempo, servono investimenti e un piano di promozione unitario che valorizzi la cascina lombarda e l’ospitalità rurale come eccellenza.
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