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RISICOLTURA
17.03.2026 - 17:50
Antonio Strada, presidente della Sezione riso di Confagricoltura Lombardia, si schiera a favore del riso lombardo, italiano ed europeo. La coltivazione del riso in Europa è entrata in una fase di grave crisi. I recenti sviluppi del mercato evidenziano la crescente pressione sulla coltivazione del riso in Europa, dovuta all'aumento dei costi di produzione, ai rigidi requisiti normativi, al significativo incremento delle importazioni nel mercato dell'UE e infine anche all’indebolimento del dollaro.
«Le importazioni di riso nell'Unione Europea hanno raggiunto circa 1,7 milioni di tonnellate - afferma Strada - e una quota consistente di queste importazioni entra nel mercato UE con tariffe ridotte o nulle, in virtù degli accordi commerciali vigenti. Allo stesso tempo, i produttori europei si trovano ad affrontare costi di produzione più elevati e devono conformarsi ad alcuni degli standard ambientali e produttivi più rigorosi al mondo. Questa situazione sta creando crescente incertezza per i produttori e i trasformatori dell'intero settore risicolo europeo».
Negli ultimi mesi, i prezzi del riso grezzo hanno subito una pressione significativa sul mercato. Di conseguenza, alcuni produttori stanno spostando la produzione verso le varietà Japonica, un segmento tradizionalmente considerato più stabile.
«Se questa tendenza dovesse continuare - prosegue Strada - potrebbe portare a un eccesso di offerta anche in questo segmento di mercato, indebolendo ulteriormente la stabilità dei prezzi nell'intero settore. In Italia si produce questo riso per il mercato europeo e se la sua crisi dovesse continuare potrebbe spingere le produzioni verso varietà da risotti e andare a saturare anche quel nostro mercato tipico».
La produzione di riso in Europa riveste un ruolo importante non solo per l'approvvigionamento alimentare, ma anche per le economie rurali, l'occupazione e la gestione ambientale in specifiche regioni. Mantenere un settore risicolo vitale è pertanto essenziale per l'equilibrio economico e territoriale in diversi Stati membri dell'UE.
Nel mondo si producono circa 500 milioni di tonnellate di riso per lo più consumato localmente.
Ad aggravare la situazione commerciale i noli che sono scesi del 15% ed il prezzo del riso mondiale che si è dimezzato a causa della ripresa delle esportazioni dell’India con circa 20 milioni di tonnellate su 60 milioni di tonnellate scambiate nel mondo.
«In questo contesto economico - prosegue Strada - è necessaria una revisione degli strumenti politici esistenti per garantire la loro efficacia e stabilizzare i mercati. In particolare, chiediamo di rivalutare il funzionamento del meccanismo di salvaguardia applicando soglie di attivazione che riflettano meglio la realtà del mercato e consentano un intervento tempestivo quando il livello di importazioni arrivino a incidere pesantemente sui mercati. Inoltre, è necessario rivedere i dazi della tariffa doganale comune per allinearli con le reali condizioni di mercato. In questo senso è anche necessario salvaguardare la competitività della filiera risicola europea a cui l’Italia fornisce un grande contributo visto che siamo i primi produttori».
Più in generale, il settore risicolo europeo necessita di un maggiore sostegno alla produzione sul mercato interno, compresi sforzi di promozione mirati e risorse finanziarie adeguate. Data la sua importanza economica, ambientale e territoriale, il riso dovrebbe essere riconosciuto come un prodotto sensibile nell'ambito delle politiche agricole e commerciali dell'UE.
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