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GEOPOLITICA
13.03.2026 - 12:27
I primi effetti della guerra in Iran e del conseguente meccanismo di speculazione sui prodotti petroliferi si stanno già facendo sentire anche sull’agricoltura lombarda, che sta sperimentando rincari improvvisi e preoccupanti.
«L’instabilità è la peggior nemica del nostro settore – afferma il presidente di Confagricoltura Lombardia, Antonio Boselli – Questi aumenti rapidissimi e spesso ingiustificati si abbattono anche su comparti già in forte difficoltà, come quello dei cereali, che difficilmente riusciranno ad assorbire ulteriori aumenti dei costi, a fronte di prezzi riconosciuti all’imprenditore agricolo che non sono mai adeguati».
L’impennata che si sta verificando da quando è iniziata la guerra coinvolge innanzitutto il gasolio agricolo, indispensabile per il funzionamento dei mezzi e per l’irrigazione, ma anche i fertilizzanti, in particolare l’urea, prodotto per cui è indispensabile il gas naturale.
Così come per il gasolio per autotrazione, i cui rincari sono ben visibili alle pompe di benzina, anche per il gasolio agricolo l’impennata è stata repentina: nel giro di pochi giorni sono stati registrati aumenti anche del 30/40%, con quotazioni che in diversi casi hanno oltrepassato quota 1,20/1,30 €/litro. Per fare un raffronto, a gennaio di quest’anno la CCIAA di Milano Monza Brianza Lodi quotava il gasolio agricolo 0,96 €/litro.
Situazione ancora più marcata per quanto riguarda i fertilizzanti. L’urea, il fertilizzante azotato più utilizzato alle nostre latitudini, è passata dai 515/525 €/t di fine 2025 ai 660/670 €/tonn della quotazione del 5 marzo scorso (dati CCIAA Torino elaborati da Clal.it), con un aumento quasi del +30%. Stessa situazione anche per il nitrato ammonico (+15%, da 380 a 435 €/t) e per il perfosfato triplogranulare (+5%, da 590 a 615 €/tonn).
«La sensazione che stanno vivendo le aziende è di totale spaesamento – spiega Edoardo Gibelli, presidente della sezione proteoleaginose di Confagricoltura Lombardia – poiché il cambiamento è stato repentino. Ciò che fa pensare è che la crescita dei prezzi, per quanto riguarda i fertilizzanti, è stata rapidissima anche su stock che le industrie avevano già in magazzino, e che ora escono con i listini attuali. Si tratta di un chiaro fenomeno speculativo dei produttori verso le aziende agricole con, sullo sfondo, un mercato dei cereali che per ora non viene assolutamente trainato da questi rialzi».
Lo scenario è delicato dunque: «Chi non è vincolato da scelte interne – prosegue Gibelli – potrebbe decidere di virare su colture che necessitino di meno input, come la soia o il girasole, che andrebbero però ad impoverire il reddito aziendale. Auspichiamo un intervento da parte del Governo contro le speculazioni in atto, e rinnoviamo la richiesta di maggiore valorizzazione delle produzioni interne».
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