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MAISCOLTURA
27.02.2026 - 11:54
Un momento del convegno andato in scena a Cremona
Cesare Soldi, presidente della Libera associazione agricoltori cremonesi, membro di giunta di Confagricoltura e presidente della Associazione italiana maiscoltori, in un affollato incontro tenutosi presso la Fiera di Cremona ha indicato le vie per risollevare le sorti della maiscoltura nazionale ma anche europea. Innanzitutto individuando le cause della crisi.
«La prima è certamente da ricercarsi nel mancato incremento delle rese - ha detto Soldi - che sono sostanzialmente stabili a partire dal 2000 a questa parte, se non per modesti e poco significativi incrementi. In Europa lo scorso anno abbiamo avuto il peggior raccolto degli ultimi vent’anni. Mentre altri paesi, forti produttori maidicoli, come Usa e Brasile, nello stesso lasso di tempo hanno fatto registrare forti incrementi produttivi unitari e complessivi con un deciso impatto sui mercati ed una notevole pressione sui prezzi».
E questo si è tradotto in una decisa contrazione della redditività delle aziende specializzate il che, a sua volta, ha determinato una contrazione delle superficie investite a mais, scesa per la prima volta sotto la soglia dei 500mila ettari.
«Il secondo motivo di crisi è legato ai costi di produzione, con il prezzo dei fertilizzanti azotati, in particolare dell’urea, cresciuti del 46%. Ma nello stesso lasso di tempo il prezzo del mais, così come quello di altri seminativi, non ha avuto un incremento dello stesso livello».
La questione dei fertilizzanti e del loro costo è stata fortemente influenzata anche dagli eventi socio politici che hanno colpito l’Europa negli ultimi anni e ad alcune decisioni politiche conseguenti che hanno finito per danneggiare gli agricoltori europei.
«Infine la questione della Pac i cui pagamenti diretti sono in costante discesa, da 315 euro/ettaro dovrebbero arrivare alla fine di questa programmazione europea a 170 euro/ettaro; con una diminuzione complessiva, nella migliore delle ipotesi del 30%».
Dall’analisi delle cause alla ricerca di proposte e di soluzioni per portare la maiscoltura nazionale ed europea fuori da questa situazione. Molte indicazioni sono state date da operatori di mercato e ricercatori che hanno preceduto l’intervento di Soldi, per lo più concentrate su sforzi per l’ottimizzazione dei diversi fattori di produzione ed orientamenti verso nuove tecniche agronomiche e agricoltura di precisione.
«Indicazioni molto valide che aiutano a contenere i costi di produzione e a migliorare la produttività - ha precisato Soldi - ma che richiedono investimenti aziendali importanti. È quindi necessario che lo sforzo degli agricoltori in questo senso venga sostenuto. E poi c’è la questione delle Tea, su cui in Europa siamo in forte ritardo. Nel mondo ci sono già da tempo 30 paesi, tra cui i più forti produttori di mais, in cui sono ammesse. In Europa, qualcosa si sta muovendo ma troppo lentamente. In Italia è stata prorogata fino alla fine di quest’anno la possibilità di attivare sperimentazioni sul campo».
Mentre si aspetta che tali sperimentazioni sul campo possano essere attivate da Università e Istituti di ricerca in cui esistono le competenze, Soldi indica altre vie da seguire: «Intanto la promozione dei contratti di filiera, già attivi, ma che necessitano di essere rimpinguati di maggiori risorse per allargarne l’adesione da parte agricola. Fino ad ora sono state soltanto 15mila le aziende che avevano aderito e poi è necessario togliere il limite di 50 ettari. Questo soprattutto per la specificità del nostro mais che va ad “alimentare” letteralmente alcune delle filiere alimentari di origine zootecnica più importanti anche per la nostra bilancia commerciale».
«Tutto ciò - ha concluso Soldi - deve trovare spazio in un tavolo tecnico del mais istituito presso il ministero delle politiche agricole, in cui individuare i problemi, analizzare le proposte e attuare le soluzioni per il sostegno della filiera del mais italiano. Inoltre, sul piano europeo e della sua politica agricola comune è indispensabile ripristinare l’aiuto ad ettaro, così come già fatto per la soia».
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