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26.02.2026 - 11:01
La locandina del film
Come sarebbe un mondo senza vacche, o più in generale, senza allevamenti?
Domanda che è stata posta in modo lodevole quanto provocatorio dalla Alltech, società irlandese produttrice di prodotti per la zootecnia e presente anche in Italia, per contrastare il crescente fenomeno che nel mondo occidentale tende a mettere sotto accusa allevamenti, allevatori e consumatori di prodotti di origine animale. E lo ha fatto finanziando la realizzazione di un film-documentario, appunto “World without cows”, affidato a due registi che hanno viaggiato in diversi continenti intervistando allevatori, tecnici e ricercatori, anche vegani, per capire cosa sta succedendo intorno alla zootecnia a livello mondiale.
La pellicola è stata proiettata a Bologna ad un’ampia platea di pubblico. «Il nostro scopo - ha detto Mark Lyons, presidente e Ceo di Alltech, nonché produttore esecutivo del film - è di creare una rete in tutti gli ambiti della società per difendere la zootecnia da una visione distorta che si è diffusa nel mondo occidentale. Il film è stato già presentato in sede di Unione europea e del Senato italiano oltre che alle autorità di molti altri paesi».
«Non vogliamo contrastare nessuno - ha proseguito Lyons, rivolgendosi alle categorie che contrastano gli allevamenti da reddito come vegani e ambientalisti - ma solo cercare un dialogo tra le parti perché siamo convinti che sono più le cose che ci uniscono che non quelle che ci dividono. In particolare, per la difesa ambientale e il contrasto ai cambiamenti climatici. E per questo vogliamo migliorare gli aspetti comunicativi degli allevamenti da reddito».
Affermazioni che sono poi state sostenute e documentate nel corso della tavola rotonda, coordinata da Andrea Bertaglio, dopo la proiezione del film e che vanno oltre quelle che sono le scelte individuali legate all’alimentazione.
Giuseppe Pulina, uno dei più influenti scienziati italiani nel mondo, in un videomessaggio ha detto: «In Italia sottovalutiamo la zootecnia, così come in Europa. In Italia il bilancio carbonico della zootecnia è uguale zero con il sequestro di 20 milioni di tonnellate di C02; l’allevamento ha anche contribuito al mitigamento dell’aspetto climatico con una azione tendente al raffreddamento del clima. Inoltre, ha un’azione benefica sulle aree interne che sarebbero abbandonante senza l’allevamento e la perdita di biodiversità per almeno 40 razze. Infine, una Italia senza vacche perderebbe in cultura, in cibo e identità. Un'Italia senza vacche sarebbe un un’Italia senza italiani».
«Sui dati che circolano relativi alle emissioni in atmosfera della zootecnia - è intervenuto Piercristiano Brazzale, past president mondiale della FIL-IDF - ci sono pesanti sovrastime dovute alle metodologie di calcolo che possiamo stimare in quattro volte superiori al loro valore reale. La zootecnia è un ciclo naturale ed è “carbon neutral”. Certo si può sempre migliorare e lo stiamo facendo, per il contenimento del “Warming global potential” sia l’allevamento al pascolo che quello confinato stanno dando buoni risultati. Occorre lavorare per l’intensificazione sostenibile per l’agricoltura rigenerativa, tenendo presente che il concime organico è fondamentale e che i ruminati non sono in competizione con l’uomo per l’alimentazione. Per lo più usano alimenti non edibili dall’uomo».
«Il feed contro food, se si parla di bovini non è una cosa reale - ha affermato Lea Pallaroni, direttrice generale di Assalzoo - Sul lato economico stiamo lavorando con Nomisma per calcolare il valore della feed economy, 850mila aziende nel suo complesso con 650 aziende di produzione mangimistica e poi 450mila altre aziende incluse la grande distribuzione. Il tutto vale sui 180 miliardi di euro».
«I prossimi 30 anni saranno decisivi - ha detto Patrick Charloton vice presidente Alltech - e saranno i più importanti della nostra storia. Vogliamo creare un ente dedicato alla divulgazione scientifica, alla promozione e all’educazione in ambito agricolo. Obiettivo: ampliare la conversazione in ambito agricolo e la vitalità del nostro pianeta. I prossimi passi che intendiamo sviluppare: educazione nelle scuole dell’obbligo e università. Bisogna andare oltre la polarizzazione buoni cattivi. La produzione animale è una storia complessa: economia, società, ambiente, cultura, cibo. I nostri oppositori ci vogliono portare su piani singoli, esempio il benessere animale. Noi dobbiamo raccontare la complessità della produzione zootecnica. Trasformare la narrativa in un sistema positivo e che può essere migliorato ulteriormente».
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