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16.02.2026 - 15:33
Da sinistra Dario Friso, Nicola Rossi, Flavio Barozzi e Alessandro Banterle
La Società Agraria di Lombardia, a 65 anni dalla scomparsa di Luigi Einaudi, ha voluto commemorare l’illustre imprenditore agricolo, economista, uomo politico e Presidente della Repubblica Italiana, inaugurando il proprio 165° Anno Accademico e Culturale con una lectio magistralis del professor Nicola Rossi, già Ordinario di Economia Politica all’Università «Tor Vergata» di Roma e consigliere dell’Istituto «Bruno Leoni», dal titolo “Luigi Einaudi e la proprietà rustica: lezioni per il governo del Paese”.
Flavio Barozzi, presidente della Società Agraria di Lombardia, ha aperti i lavori della giornata partendo dalle radici storiche e dall’impegno della “Società” per l’innovazione in agricoltura tracciando il quadro delle molteplici iniziative che hanno costellato l’Anno Accademico precedente.
Barozzi ha ricordato che nell’einaudiano “conoscere per deliberare” risiede la stessa ragione d’essere delle nostre Istituzioni accademiche e culturali, che non sono, come qualcuno potrebbe erroneamente pensare, luoghi “vecchi”. Al contrario sono luoghi incredibilmente “giovani” che, per citare le parole dell’attuale Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’ultima Inaugurazione dell’Anno Accademico dell’Accademia di Agricoltura di Torino “…conservano la cultura della conoscenza…” ed al tempo stesso mettono questa cultura al servizio dell’attività “… di ricerca, di studio, di applicazione, di suggerimento per il futuro…”.
Sono seguiti gli interventi del Prof. Alessandro Banterle, Prorettore dell’Università degli Studi di Milano, che ha ricordato il legame dell’Università con la Società Agraria di Lombardia, del professor Dario Frisio e del professor Pietro Piccarolo in rappresentanza rispettivamente dell’Accademia dei Georgofili e dell’UNASA (Unione Nazionale delle Accademie delle Scienze Applicate all’Agricoltura) e dell’Accademia di Agricoltura di Torino.
A seguire la lectio magistralis del prof. Nicola Rossi che ha preso le mosse dal 1897, quando il 23enne Luigi Einaudi acquista il podere San Giacomo in Dogliani e diviene imprenditore agricolo. Tale evento testimonia l’inscindibile legame fra l’Einaudi agricoltore e lo scienziato sociale, opinionista e uomo di governo. Per Einaudi l’essere agricoltore significava mantenere i piedi per terra calandosi nella realtà civile e imprenditoriale del Paese. La proprietà rustica era per lui condizione essenziale per il pieno esercizio della libertà civile e politica.
Einaudi, ha ricordato il professor Rossi, credeva profondamente nell’idea secondo cui l’agricoltura avesse complessivamente da guadagnare dall’apertura dei mercati e non potesse al contempo prescindere dall’innovazione tecnologica scientifica e normativa. Altro tema chiave dell’intervento del professor Nicola Rossi è stato quello dell’Einaudi economista ispiratore tecnico di quel miracolo economico (1947-1964) che caratterizzò gli anni dei governi centristi di cui Alcide De Gasperi fu regista politico. In quel periodo in cui presero pure le mosse della “rivoluzione verde” l’idea di garantire l’uguaglianza nelle opportunità si sostanziò in grandi investimenti statali dedicati soprattutto all’istruzione con spese che triplicarono in un quindicennio. Proprio in tale contesto culturale ebbero origine molti dei marchi storici del “Made in Italy”. Oggi, in anni di stagnazione economica, sarebbe importante tornare a leggere in chiave storica le radici di un periodo di entusiasmanti successi:
“Nei 15-20 anni immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale, una nuova classe dirigente che ebbe in Luigi Einaudi uno dei suoi esponenti più autorevoli fu disposta a dare credito alla parte d’Italia desiderosa di entrare nella modernità, ponendo così le basi di un evento senza precedenti, “il miracolo economico”, che non si sarebbe ripetuto e che contiene lezioni ancor oggi per molti versi attuali”.
Dalla “Lectio Magistralis” del professor Rossi è soprattutto emersa l’importanza della cultura della conoscenza e della cultura della crescita. Concetti che, come rilevato nelle conclusioni dal presidente Barozzi, le istituzioni accademiche e culturali operanti in ambito agrario dovranno sempre più impegnarsi a coltivare e diffondere.
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