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LATTE
10.02.2026 - 10:21
Chiedendo all’intelligenza artificiale perché il prezzo del latte è in crisi si ottiene la seguente risposta.
“Il mercato globale del latte sta affrontando una fase di eccesso di offerta nel tardo 2025 e inizio 2026, causata da una produzione sostenuta nei principali paesi esportatori (UE, USA, Nuova Zelanda) a fronte di una domanda stagnante. Questo squilibrio ha portato a un significativo calo dei prezzi delle commodity lattiero-casearie, in particolare del burro, che ha registrato forti ribassi.
Ecco i punti chiave del mercato mondiale del latte:
Nota: I dati si basano su analisi di mercato aggiornate a fine 2025/inizio 2026".
Risposta banale si direbbe, ma quanto mai reale e appropriata. In un incontro con allevatori di vacche da latte, Gabriele Canali, economista della Facoltà di agraria dell’Università di Piacenza, su cosa fare per sostenere il prezzo del latte alla stalla, ha risposto in modo molto articolato la cui essenza è stata: “Evidentemente gli allevatori devono essere più attenti al mercato e cercare di prevedere le fluttuazioni per evitare questi scossoni”.
Risposta su cui bisogna distinguere tra allevatori che si sono aggregati in forme associative, come le cooperative di trasformazione, e quelli che hanno deciso di produrre per l’industria, e poi tra questi, quelli che hanno mantenuto un certo equilibrio produttivo e quelli che si sono fatti lusingare dai 60 centesimi al litro dello scorso anno moltiplicando vacche e produzione.
Roberto Valota, allevatore bergamasco e presidente della Sezione latte di Confagricoltura Bergamo, in un accorato messaggio vocale, si è rivolto ai soci produttori di latte affermando che la situazione di fatto è disperata. L’industria non sa più dove mettere il latte.
In questo quadro le certezze sono veramente poche, anzi due: Granarolo, il cui presidente di recente ha caldamente e fermamente invitato i conferenti a ridurre drasticamente la produzione, che si è impegnata a retribuire il latte a 50 centesimi per i primi sei mesi dell’anno e l’intesa di dicembre avallata dal ministro Lollobrigida, con un prezzo medio di 53 centesimi per i primi tre mesi dell’anno.
Ora che siamo ai primi di febbraio vediamo i prezzi di gennaio che usciranno. Si spera che almeno la maggiore società di lavorazione del latte mantenga questo impegno.
Al netto delle disdette arrivate, in questo quadro il panorama che si prefigura, per il latte alimentare, è il seguente: per la stessa quantità di latte prodotta l’anno prima un prezzo, si spera quello dell’intesa ministeriale, per il latte prodotto oltre quella quantità prezzo del latte spot, che attualmente è sotto i 30 centesimi al litro.
Sul fronte internazionale la situazione non è migliore, con la Cina che comincia a fare sentire il peso dei suoi numeri anche in questo settore. La sua produzione è passata da 31 milioni di tonnellate nel 2018 a più di 43 milioni nel 2023. Gli Usa stanno ancora aumentando le produzioni trainate da un buon export di burro e formaggi, meno le polveri.
Dal Belgio arrivano notizie del crollo del prezzo: 51 centesimi a settembre, 49 in ottobre, 44 in novembre, 35 a gennaio con prospettive di arrivare a 30 nel giro di qualche settimana.
In Europa la media del prezzo del latte alla stalla pagata ai produttori nel mese di dicembre è stata, secondo ZuivelNL di 43 centesimi.
Ma intanto, appena al di là del Po, la situazione è molto diversa visto che per il latte destinato alla produzione di Parmigiano reggiano è stato fatto un prezzo a saldo del quarto trimestre 2024 oltre i 94 centesimi al litro.
Il commento di Antonio Boselli, presidente di Confagricoltura Lombardia.
“Si, la situazione è piuttosto pesante. Ne siamo pienamente consapevoli, ma in questo momento non abbiamo armi efficaci per contrastare questa tendenza. Siamo in contatto con la politica, con esperti, con le imprese di trasformazione e con i nostri soci produttori. Attraverso le sedi territoriali siamo riusciti a ricollocare molta parte del latte disdettato. Stiamo seguendo i mercati del latte a livello mondiale in cerca di qualche spiraglio. Come allevatore in questo momento non posso fare altro che consigliare ai produttori di selezionare le vacche in stalla e di contenere al massimo i costi di produzione. Come presidente di un sindacato di agricoltori e allevatori penso invece che siano maturi i tempi per cercare di organizzare e aggregare il latte libero. Ma per fare questo occorre il consenso e la collaborazione dei singoli produttori, che alla luce del panorama di cui abbiamo parlato devono essere consapevoli che hanno delle responsabilità non solo sulla loro impresa ma anche su quelle dei loro colleghi. Ammesso che basti, anche perché, a parte il mercato delle Dop, che in buona parte ci tutela, i mercati sono sempre più aperti e internazionali. Da questo punto di vista dobbiamo cercare di essere bravi a collocare i nostri prodotti all’estero e trovare nuovi sbocchi, ma sono operazioni che si sviluppano in tempi medio-lunghi”.
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