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ECONOMICO SINDACALE
10.02.2026 - 10:22
Per l'agroalimentare italiano l'export 2025 a 75 miliardi di euro
Ismea ha pubblicato il report sull’andamento economico del comparto agro industriale del nostro paese relativo al terzo trimestre 2025. I risultati sono lusinghieri. Nonostante le tensioni geopolitiche internazionali e le altalene sulla questione dei dazi l’agroalimentare italiano si conferma uno dei pilastri dell’economia nazionale, con valori dell’export molto positivi nei primi undici mesi del 2025 che hanno raggiunto i 67 miliardi di euro, che in prospettiva annuale arriverebbero a 75 miliardi con un incremento del 5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il miglioramento ha riguardato anche l’industria alimentare nel suo complesso cresciuta del 4,5% nei primi nove mesi dello scorso anno che è stata accompagnata dall’incremento dei consumi alimentari domestici cresciuti del 4%.
“Molto bene - commenta Antonio Boselli, presidente di Confagricoltura Lombardia - dai dati Ismea emerge un quadro positivo sul fronte del valore aggiunto agricolo, con un aumento dello 0,6% nel terzo trimestre 2025 rispetto al terzo trimestre 2024, e della produzione dell’industria alimentare, cresciuta del 4,5% nei primi nove mesi del 2025. Certo rimane il problema del latte che è deflagrato nell’ultimo trimestre ‘25 e in questo inizio 2026, ma è ormai accertato che si tratta di un problema globale con produzioni cresciute e domande stagnati. Da questo punto di vista sarà un anno difficile, almeno nei primi mesi e per i produttori che conferiscono ai trasformatori in latte alimentare. Che peraltro, vedendo Lactalis, stanno realizzando importanti investimenti, a significare che comunque il latte lombardo è apprezzato. Pertanto, confidiamo che le misure annunciate dal ministro Lollobrigida e portate all’attenzione di Bruxelles con il parere positivo di molti altri Stati membri, e l’attenzione dei produttori possa, nel giro di qualche mese, migliorare la situazione”.
Il rapporto Ismea mette in evidenza come tra i settori maggiormente in evidenza per il loro incremento: le uova con un incremento del 6,7%, il pane cresciuto del 3,1%, gli ortaggi freschi aumentati del 2,9%, le passate di pomodoro in crescita del 2%, i formaggi freschi con un più 3,9%, lo yogurt salito del 4,9%, le carni avicole incrementate del 2% e i vini spumanti che registrano un brillante +5,8%.
Per quanto riguarda i cereali si sono avuti risultati contrastanti. È andato piuttosto bene il frumento duro con una produzione di 3,6 milioni di tonnellate ed un incremento del 3,4% con aspetti qualitativi buoni. Prezzi con una certa volatilità che sono oscillati da 271, 5 euro/ton a 290, 92 euro/ton.
La produzione di frumento tenero è stata di 2,5 milioni di tonnellate, con un lieve calo rispetto al 2024. Quotazioni sostanzialmente stabili, oscillanti su valori poco sotto i 250 euro/ton.
Infine il mais, prodotto strategico per la zootecnia. Superfici e produzioni in ripresa, con rese di 10,2 tonnellate ad ettaro, per una produzione complessiva di 5,5 milioni di tonnellate. Ancora insufficiente per le necessità del paese. I prezzi si sono attestati tra i 225 ed i 238 euro/ton.
Il comparto lattiero-caseario italiano ed europeo, tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 sta vivendo un momento particolarmente drammatico, frutto anche del buon andamento avuto nella prima parte del 2025 che aveva portato ad un incremento produttivo e a buoni prezzi del latte alla stalla. Tra gennaio e agosto 2025, l’export di formaggi italiani ha registrato un’impennata del 14,9% in valore e del 5,6% in volume. Particolarmente brillante la performance di Grana padano e Parmigiano Reggiano con un incremento del 2,2% in volume e del 20,4% in valore.
Per le carni bovine i ristalli hanno visto aumenti fino al 45% su base annua, i vitelloni sono cresciuti del 25% rispetto al terzo trimestre 2024, i vitelli del 15% e le vacche del 43%. Questi rialzi riflettono la scarsità dell’offerta europea e la forte domanda interna ed estera per le carni bovine italiane di qualità. I prezzi hanno registrato incrementi significativi su tutti i segmenti di mercato.
Il comparto avicolo si è confermato uno dei comparti migliori per produzione e consumi. I prezzi del pollo vivo hanno registrato un’evoluzione favorevole per i produttori, passando da 1,58 euro al chilogrammo a fine settembre, con un incremento del 17% rispetto a settembre 2024, a 1,60 euro al chilogrammo a novembre, segnando un aumento del 7%. Nei primi nove mesi del 2025, le carni avicole hanno rappresentato il 44% degli acquisti complessivi di carne da parte delle famiglie italiane, con volumi in crescita del 3% e valore aumentato del 9,7%.
Molto bene è andata anche la salumeria italiana con export di salumi in crescita del 5,7% sia in volume che in valore. Cresciutele esportazioni di prosciutti disossati, incrementate dell’1,8% in volume e del 3,7% in valore, di insaccati, saliti del 5,3% in volume e del 6,9% in valore, e di prosciutti cotti, aumentati dell’8,7% in volume e del 5,2% in valore. Sul mercato interno si registra un lieve recupero dei consumi domestici di salumi segnalando una ripresa della domanda dopo la contrazione degli anni precedenti.
Tra le produzioni che interessano la Lombardia il vitivinicolo. Il nostro paese si è confermato leader mondiale con una produzione di 47 milioni di ettolitri. Molto bene gli spumanti, con i consumi interni di bollicine cresciuti del 5,8% in volume e del 5% in valore nei primi nove mesi del 2025. Questo trend conferma l’apprezzamento crescente dei consumatori italiani per i vini spumanti di qualità, trainati dalle denominazioni Prosecco, Franciacorta e Trento DOC.
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