Cerca
L' ANALISI
22.06.2023 - 15:29
Angurie
Il mercato chiama, i produttori rispondono.
Questa la legge non scritta che, da qualche anno a questa parte, regola la produzione di angurie nella provincia di Mantova, che con i suoi 3.650 ettari in serra (seconda in Lombardia) e i suoi 1.143 ettari in piena aria (leader in regione) è ai vertici nazionali.
Ma com’è cambiata la pezzatura delle angurie negli ultimi anni?
A spiegarlo sono gli imprenditori agricoli di Confagricoltura Mantova, che regolano le semine di anno in anno: «Negli ultimi tempi, il mercato – spiega Cristiano Lorenzini, di Lorenzini Naturamica, che coltiva 70ha di angurie tra Sermide e la Sicilia – si è diviso in due parti ben distinte. Da una parte l’anguria da fette, quella grossa tonda o ovale, che va benissimo per le riviere, sia adriatica che tirrenica, e per i loro banchetti o negozi. Dall’altro lato invece c’è la grande distribuzione organizzata, che predilige un cocomero che non superi i 10 chilogrammi, assestandosi su una taglia media tra i 4 e i 6 chili». Una tendenza, quest’ultima, che Lorenzini ha sposato in pieno: «Assieme ad altre tre realtà facciamo parte del consorzio ‘Dolce Passione’, che coltiva e promuove un cocomero a buccia nera di taglia media e senza semi, perfetto per tutti i consumatori».
Due varietà in campo invece per Massimo Merighi, che sempre nella zona di Sermide coltiva 3ha di anguria bio: «Produco Top Gun (frutto tondo-ovale, dal peso superiore ai 10 kg, ndr) e C-Zero (più piccola e senza semi, ndr). Quest’ultima è adatta per un consumatore più di nicchia, specialmente pensionati, single o famiglie poco numerose, che farebbero fatica a conservare e smaltire un’anguria più grande. Sulla riviera adriatica o tirrenica invece quelle grandi si piazzano molto bene, con un guadagno buono per chi le produce e, soprattutto, per chi le vende a fette».
Per tutto il settore si registrano problemi per quanto riguarda l’andamento climatico: «Qui abbiamo terreni argillosi – prosegue Merighi – e l’acqua dunque defluisce più lentamente. Dove c’è stato ristagno abbiamo avuto problemi di asfissia e di malattie fungine, che causeranno un calo produttivo, soprattutto nei trapianti precoci». «L’anguria se vogliamo è ancora più delicata del melone – spiega Lorenzini – per cui l’acqua e, in certe zone, la grandine, non hanno di certo aiutato, causando forti ritardi nei primi trapianti. Stimiamo anche noi un calo di produzione».
Via Federico Confalonieri, n.38
20124 Milano (Mi)
Tel.: +39 02 78612751
Fax: +39 02 36568610
Email: segreteria@confagricolturalombardia.it
Pec: postacert@pec.confagricolturalombardia.it
C.F. 80102910157 - P.IVA 08449900961