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POMODORO
23.03.2026 - 09:12
Ancora in alto mare l'accordo sul prezzo per il pomodoro da industria
«L’annata del pomodoro da industria, ancora prima di cominciare, si presenta come molto problematica». Con queste parole Corrado Ferrari, presidente della sezione pomodoro di Confagricoltura Lombardia, riassume la situazione che stanno vivendo i produttori dell'areale settentrionale.
«Quanto affermo è dettato principalmente da due motivi - prosegue Ferrari - in primis un rapporto particolarmente teso con la controparte industriale, che in un’ottica di filiera dovrebbe essere di compartecipazione, ma che invece tende a schiacciare i prezzi alla produzione agricola. In secondo luogo una situazione geopolitica internazionale che fa salire i costi di produzione. Come si può facilmente intuire, il risultato di questi due elementi andrà ad incidere sulla redditività delle imprese agricole».
I rapporti con la parte industriale si sono irrigiditi fin dall'inizio, quest'anno: «Viviamo ancora in un clima di totale incertezza, nonostante sia il mondo agricolo che le Op si fossero approcciati consapevoli delle difficoltà del momento. L’industria è partita con una richiesta volta a modificare le tabelle di valutazione qualitativa del prodotto: quelle esistenti prevedevano già un calo massimo del prezzo di riferimento del 27%, e volevano addirittura peggiorarle. Proposta alla quale le Op si sono mostrate compattamente contrarie. E questo senza minimante accennare ad un discorso sul prezzo».
Proposta di prezzo che è scaturita solo un paio di settimane fa, ma anche qui con una proposta eccessivamente al ribasso pari a 13,40 euro al quintale: «Proposta inaccettabile - commenta Ferrari - e infatti tutte le Op presenti al tavolo non l’hanno accettata. Anche perché sono già due anni che il prezzo del pomodoro da industria è in flessione: nel 2024 eravamo a 15 euro/q, e nel 2025 a 14,25. Non solo, la proposta di parte industriale prevedeva anche un peggioramento delle tabelle qualitative del 3,75%. Per cui, sommando le due cose, per i produttori si sarebbe prospettato un possibile aggravio totale fino al 31%».
Le Op a quel punto hanno rilanciato con una proposta di prezzo di 13,80 euro/q, accettando anche la penalizzazione del 3,75% delle tabelle qualitative e manifestando quindi un forte segnale di disponibilità verso un accordo anche al ribasso, di circa un euro al quintale, ma che non è stato accettato.
Poi c’è il secondo aspetto da considerare, quello delle guerre in atto e del loro effetto sui costi di produzione, in particolare per quanto riguarda l'energia e i fertilizzanti: «Anche a prezzi invariati rispetto allo scorso anno - analizza ancora Ferrari - per i produttori si sarebbe trattato di una diminuzione effettiva dei ricavi. Già a partire da questa settimana il gasolio viene quotato a 1,35 euro al litro e per i fertilizzanti gli incrementi sono stimati dell’ordine del 30-40%».
Allo stato attuale delle cose, le quattro Op che hanno preso parte alla trattativa (vale a dire Asipo, Ainpo, Terremerse e Apol) hanno rifiutato le proposte dei trasformatori. E nel tavolo del pomodoro convocato d'urgenza la scorsa settimana, assieme ad altre tredici Op del Nord Italia, hanno richiesto l’intervento dell’assessore all’agricoltura dell’Emilia Romagna, Alessio Mammi, in quanto regione di riferimento del settore, per chiedere un intervento politico che possa sbloccare la situazione, visto che le semine in vivaio sono già avanti e che i trapianti in pieno campo sono previsti per aprile.
«Occorrono limiti ragionevoli per salvare la filiera quest’anno - conclude Ferrari - confidiamo che si possa addivenire ad una soluzione in grado di soddisfare ambo le parti, in un anno che sarà comunque difficile. Bisogna tenere conto che Ismea, già due anni fa, calcolava un costo di produzione del pomodoro di 10.700 euro per ettaro. Il che significa che per pareggiare i costi di coltivazione sarebbe necessaria una produzione di 800-850 q.li/ettaro con un prezzo di 13,80 euro/q. Ma rispetto a due anni fa occorre considerare ora che i costi sono aumentati».
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