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VITA SINDACALE

In ricordo di Pietro Mondini e della sua illuminata attività

Uno dei padri fondatori della moderna zootecnica da latte

Pietro Mondini

Pietro Mondini è stato uno dei fautori della moderna zootecnia da latte

Il ricordo del decano degli allevatori cremonesi, Pietro Mondini, da parte del nostro Brando Bonacini

Me lo aveva annunciato qualche giorno fa la figlia Paola che suo padre, il Commendatore Pietro Mondini, stava male, non riusciva ad alimentarsi e temeva che non ce l’avrebbe fatta. E così è stato. Mi è rimasto il rammarico di non essere riuscito a vederlo un’ultima volta prima che chiudesse gli occhi per sempre a 103 anni appena compiuti. Centotre anni, un secolo intero. Quattro generazioni.

In ambito agricolo hanno significato trasformazioni profonde a partire dall’affermazione della meccanizzazione e dall’impiego della chimica a partire dal secondo dopoguerra che l’hanno trasformata completamente. Prima c’erano ancora i cavalli ed i buoi per le lavorazioni, la popolazione impiegata in agricoltura era circa la metà, il 40-45% di quella attiva, oggi siamo a meno del 3%. Le cascine erano dei piccoli centri vivi e autosufficienti. Trasformazioni epocali. Allora gli agricoltori erano dei benemeriti, oggi sono visti con sospetto. 

Pietro Mondini, oltre ai numerosissimi incarichi e meriti personali che vanno dalla capacità e lungimiranza in ambito imprenditoriale, alla beneficenza, ai rapporti sociali e politici può essere assunto ad un simbolo, per il suo attivismo e longevità, del grande progresso della zootecnia da latte cremonese, lombarda e nazionale tra la fine della Seconda guerra mondiale ed i primi anni duemila.  Ed è in questo ruolo e grazie al mio contatto diretto che lo voglio ricordare; un doveroso tributo al suo impegno ma anche un monito e un esempio da seguire.

Quante deve averne viste e passate il caro comm.  Mondini, come lo chiamavo quando per alcuni mesi ho lavorato al suo fianco alla Associazione provinciale allevatori di Cremona con la sede ancora in pieno centro città, via Solferino. Lui presidente ed io direttore in pectore, da lui assunto.

Erano i primi anni ’80, lavoravo all’Associazione Italiana Allevatori (AIA), prima in sede centrale a Roma e poi distaccato all’ufficio di Modena, ufficio a cui faceva capo il coordinamento degli ispettori per i controlli funzionali, con il compito di coordinare le Apa su di un nuovo servizio, il piano contro la ipofecondità bovina, voluto dal Ministero dell’Agricoltura ed affidato all’Aia per la sua esecuzione.

L’allora direttore di Aia, Alessandro Nardone, un giorno mi convocò e mi disse che a Cremona, l’Apa, stava cercando un giovane da inserire in organico con la prospettiva di diventarne direttore, in affiancamento a Silvano Bottoni, figura storica dell’Apa, amico di Pietro Mondini e segretario della Fiera di Cremona. All’Aia sarebbe servito rafforzare la collaborazione con Cremona.

Nardone mi disse che ad Aia serviva un contatto più stretto con Cremona ma che era una piazza difficile e che poteva essere pericolosa per me. Ma non ebbi dubbi e accettai con entusiasmo. Sono venuto così in contatto con una realtà unica e affascinate dove è stata scritta e vissuta la storia della zootecnia da latte del nostro paese.

Ho scoperto poi che dietro la proposta di Nardone, c’era Palmiro Villa, giovane emergente e candidato in pectore alla successione di Pietro Mondini, alla presidenza di Apa Cremona e presumo anche Carlo Venino storico presidente Aia. Sempre in seguito ho appreso che la mia candidatura alla direzione di Apa Cremona non era stata vista particolarmente di buon occhio dal comm. Mondini, avrebbe preferito un giovane cremonese. Ma la mia esperienza in ambito Aia evidentemente lo convinse; e da quel momento agevolò il mio ingresso in quel ruolo e continuò il rapporto di fiducia anche in seguito, oltre la fine del rapporto professionale. Ci siamo visti e sentiti con regolarità fino a poco tempo fa.

Abbiamo avuto un rapporto professionale molto serio, franco e collaborativo che si è andato consolidando nel tempo anche grazie a Palmiro Villa, che gli subentrò alla presidenza dell’Apa mentre Mondini diventava presidente della Camera di Commercio.

Sono così entrato in contatto con una realtà zootecnica ineguagliabile e in forte espansione in cui Mondini rappresentava il vertice di un gruppo di imprenditori zootecnici di assoluto valore che hanno gettato le basi per una zootecnia moderna e di straordinario valore tecnico, economico e sociale.

Vado a memoria e non vorrei dimenticare nessuno, ma oltre a Mondini e Villa, ricordo il grande rapporto di stima e collaborazione con Giuseppe Mainardi, presidente della Fiera di Cremona, Augusto Pizzamiglio, per un periodo presidente di Anafi, allora con la sede in Piazza Marconi, e diretta da Arrigo Bianchini. In seguito, Anafi ebbe un altro grande presidente, Giancarlo Lanari ed un nuovo direttore che veniva dal Ministero dell’agricoltura: Gerardo Marigliano, coadiuvato da Romualdo Tartara nelle funzioni tecniche. Ricordo anche Carlo Gosi, figlio di Ferruccio, alla presidenza della Banca popolare di Cremona. In quegli anni vi è stato anche un grande agronomo: Ernesto Cervi Ciboldi cha ha dato un contributo essenziale alle tecniche di coltivazione e all’agronomia.

Sono stati gli anni dei grandi progressi della zootecnia da latte cremonese. Pietro Mondini, forte della sua esperienza, del suo carisma e di contatti interprofessionali fondò insieme ad altri allevatori lombardi, l’Aral, Associazione regionale allevatori della Lombardia, con sede in Crema, al centro della Lombardia, dove si trova tutt’ora. Ne è nato un centro d’avanguardia per l’analisi del latte.

Mondini è stato uno storico socio della Libera di Cremona e con essa presumo abbia sempre mantenuto stretti contatti di collaborazione e di amicizia con i rispettivi presidenti, su tutti Achilli, Duchi e Mario Maestroni.

Su quella spinta di valorizzazione della zootecnia cremonese, l’Anafi si spostò da piazza Marconi, in una nuova struttura, al Migliaro, una sede nuova e funzionale che venne poi dotata di un moderno centro tori e di un laboratorio di eccellenza il Laboratorio Gruppi Sanguigni (LGS).

Il Migliaro, in cui si seguito si spostò anche Apa Cremona, presieduta allora da Palmiro Villa, divenne un centro di eccellenza della zootecnia, anzi la “Cittadella della zootecnia”, in cui trovarono sede anche le strutture di commercializzazione del bestiame che nel frattempo si erano sviluppate: Cafri ed Holstein.

Palmiro Villa che divenne, dopo essere diventato presidente di Apa Cremona, anche presidente di Aia, l’Associazione Italiana Allevatori e in seguito di CremonaFiere.

In quegli anni, grazie alle visioni dei grandi imprenditori citati, oltre a molti altri allevatori che costituivano una solida base sociale e produttiva, e con alcuni giovani emergenti come il prematuramente scomparso Giuseppe “Peppo” Quaini si modellò un sistema agro zootecnico cremonese volto non solo alla produzione del latte, insieme ad un illuminato rapporto con la cooperazione ed alcune industrie di trasformazione locale, ma anche alla valorizzazione della genetica della Frisona italiana.   

In Fiera a Cremona, oltre alla mostra nazionale della Frisona e della Bruna, si svolgevano dei contest internazionali dove gli allevamenti che rappresentavano il nostro paese primeggiavano. Anafi realizzò, con l’avallo del Ministero dell’agricoltura, anche alcuni progetti di export di bestiame e know how in alcuni paesi dell’area mediterranea.

Questo enorme lavoro comportò per gli allevatori cremonesi e le strutture tecniche e sindacali in cui erano rappresentati una grande visibilità e apprezzamento a livello cittadino di cui Pietro Mondini fu un vero e proprio ambasciatore.

Tutto grazie ad uno stretto legame tra Apa di Cremona, Anafi, Aia, Aral Crema, CremonaFiere, che ha dato lustro alla zootecnia da latte cremonese e lombarda in una unità di intenti e di azioni che negli ultimi anni si è andata affievolendo con la perdita dell’autonomia e della palazzina di proprietà degli allevatori cremonesi e della Mostra nazionale di Libro genealogico di Frisona e Bruna della Fiera di Cremona, cose per cui il comm. Pietro Mondini mi aveva manifestato il suo profondo rammarico.

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