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Pandemia ed economia, il focus del Prof. Del Giudice
29/03/2021

Pandemia ed economia, il focus del Prof. Del Giudice

La ripresa economica in atto in molti paesi è condizionata dal successo della campagna di vaccinazioni anti Covid-19 e dalle misure economiche messe in atto dai governi. Sul primo punto, vi è un ottimismo diffuso tra analisti e operatori economici, come si rileva anche dall’andamento positivo dei mercati finanziari nell’ultimo trimestre. Nonostante alcune incertezze iniziali, dal secondo trimestre del 2021 la numerosità delle dosi a disposizione renderà il problema della vaccinazione limitato solo alla logistica della somministrazione. I paesi più avanti nella campagna vaccinale sono già in grado di operare delle riaperture anche estese. Il secondo aspetto riguarda l’entità delle misure economiche messe in campo dai governi e la loro efficacia nell’accelerare la ripresa economica. L’amministrazione Biden ha varato per gli Stati Uniti un piano da 1.900 miliardi di dollari, la maggior parte dei quali di immediato utilizzo nel corso del 2021 e a diretto sostegno delle famiglie e delle imprese. Questo aspetto, unitamente alla velocità di somministrazione dei vaccini, sta producendo un effetto di ripresa economica vivace del mercato statunitense che si accompagna anche ad una crescita dell’inflazione.
L’Europa, che beneficia senz’altro della ripresa americana, tuttavia sconta maggiori incertezze sul piano vaccinale, come dimostrato anche dal recente episodio di blocco cautelativo del vaccino prodotto da Astrazeneca, e di una maggiore lentezza nell’erogazione delle misure economiche a sostegno dell’economia. Il piano europeo di rilancio è complessivamente più ingente di quello americano (2.300 miliardi di euro), ma di queste risorse sono spendibili immediatamente poco meno del 20%; il grosso è vincolato al quadro finanziario pluriennale e al Next Generation EU, dentro il quale c’è il Recovery and Resilience Fund (RRF) da 673 miliardi, di cui circa 313 miliardi a fondo perduto. Questo aspetto comporta che una ripresa economica, con conseguente ripartenza dell’inflazione, per l’Europa è più lenta rispetto agli Stati Uniti. L’attuale incremento dell’inflazione europea è sostenuto più dall’incremento dei costi dell’energia e delle materie prime che non da un’effettiva crescita della domanda. In questo contesto si inserisce l’Agenda Draghi. Il nuovo governo formatosi ad inizio del 2021 si propone di raggiungere alcuni obiettivi di breve termine, come la velocizzazione della campagna vaccinale e l’implementazione più rapida ed efficiente delle risorse del Recovery Fund, e altri di lungo termine, connessi a problemi strutturali che limitano la competitività nell’economia e la produttività del lavoro. I mercati scontano già positivamente gli obiettivi di breve, come dimostra l’accresciuta confidenza degli investitori istituzionali verso il nostro debito pubblico, il cui spread è rientrato sotto i 100 punti base. Quanto agli obiettivi di lungo termine, essi sono molto ambizioni e più complessi da raggiungere: la riforma della giustizia, la revisione del sistema fiscale, l’incremento di efficienza della pubblica amministrazione e gli investimenti nell’istruzione sono di sicuro problemi strutturali che caratterizzano da decenni il sistema Italia. Gli analisti sono più scettici circa il raggiungimento di questi obiettivi da parte di un governo autorevole ma sostenuto da una compagine eterogenea e che avrà una durata massima di due anni. Secondo Oxford Economics, l’implementazione dell’Agenda Draghi vale fino al 15% di incremento del PIL in proiezione futura. Questo aspetto, assieme alla lotta alla pandemia, rendono il 2021 un anno cruciale per il nostro paese e spiegano il senso dell’emergenza ben rappresentato dalle parole pronunciate dal Presidente della Repubblica all’atto di conferire l’incarico al prof. Draghi.
Prof. Del Giudice