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Mais, Soldi: "Abbiamo bisogno delle Nbt"
06/07/2021

Mais, Soldi: "Abbiamo bisogno delle Nbt"

La campagna agraria 2020/21, terminata statisticamente a fine maggio, lascia in eredità alla nuova la certezza che qualcosa sia cambiato negli equilibri globali e parecchia incertezza sul dove si riposizioneranno i mercati alla luce di eventi a dir poco eccezionali come il cambiamento pandemico dei consumi, l’evoluzione climatica, le problematiche logistiche, la corsa speculativa dei prezzi, fino alle perduranti scelte protezionistiche e commerciali di molti Paesi, sia esportatori che importatori. Il mix di questi e di altri fattori, talvolta emotivi, ha modificato i cosiddetti fondamentali e minato le strategie commerciali degli operatori, ora più timorosi sul prendere posizione sia in acquisto che in vendita. Negli ultimi anni le produzioni di cereali e di oleaginose sono aumentate e allineate in valore e tendenza ai consumi. Ma il loro costante incremento non ha permesso uguale crescita delle scorte finali che fino a ieri avevano un certo valore in “giorni di copertura dei consumi” e che oggi, causa la loro staticità se non il lieve calo, hanno portato a un lento declino del rapporto stock e consumi. Rapporto che è la cartina tornasole della vulnerabilità della filiera a ogni evento negativo. Sia esso un calo delle produzioni per siccità o un’anomalia nel flusso degli scambi per una scelta politica protezionistica o commerciale. Negli ultimi anni gli operatori si sono trovati a gestire tutto questo. Camminando virtualmente in un equilibrio sempre più precario sul filo sospeso del mercato. Con il tormento dei fondi di investimento e delle ventate speculative che per magnitudo e tempistica raramente rispettano la ciclicità e le scadenze del mondo agricolo. Se osserviamo la tendenza delle produzioni di mais, grano, orzo e soia balza agli occhi, nonostante le vicissitudini climatiche e pandemiche, la costante crescita mondiale dei raccolti. Mentre scorporando i Paesi della ex Unione Sovietica e l’Europa, si notano nel periodo 2018-2020 valori mediamente stabili ma con annate migliori di altre. Se i consumi mondiali aumentano di pari passo con le produzioni, in un regime di scambi globalmente costanti in volume, si evidenzia la fragilità dei nostri mercati, anch’essi in costante evoluzione ma aperti alle sirene di prezzo del libero scambio che li mantengono in costante tensione, derivante dal rischio di trovarsi a vivere momenti di deficit dovuti all’inattesa comparsa di picchi di domanda internazionale con prezzi pazzi e l’inevitabile sviluppo del fenomeno di ritenzione dell’offerta locale se e quando tutto questo durasse per settimane o mesi. L’andamento delle quotazioni in Italia da luglio 2019 a gennaio 2020 è stato a dir poco prevedibile in condizioni di mercato consolidate e tenute solo marginalmente condizionate dai riflessi della disputa Cino-Americana e sino-australiana. Con l’avvento pandemico i venti rialzisti di un’inattesa domanda Asiatica di granaglie si sono infranti contro il temporaneo blocco degli scambi ed un minore consumo dovuti all’improvvisa chiusura di bar, ristoranti e mense che notoriamente “non ripresentano a cena quello che resta nel piatto a pranzo”. Il minore spreco ha di fatto ridotto i consumi alimentari e di conseguenza influenzato le scelte di molti trasformatori, piccoli allevatori inclusi. Da agosto 2020 e ancor più dopo le elezioni Usa, si è assistito all’impennata dei prezzi mondiali di mais e soia che, in poco più di un semestre, sono triplicati con momenti di vero e proprio panico e sconcerto sia sui mercati del fisico che e soprattutto, con la complicità degli speculatori, sui mercati a termine internazionali. "Questa situazione è figlia di dinamiche internazionali, del tutto estranea alla maidicoltura italiana, ma comunque ne stiamo beneficiando solo parzialmente perché la gran parte del raccolto 2020 è stata venduta a ridosso della trebbiatura". Il presidente dell’associazione italiana maiscoltori Cesare Soldi delude chi si aspettava euforia per i prezzi del mais di questo periodo: "Purtroppo veniamo da molti anni di grandi difficoltà e le aziende agricole sono in perenne crisi di liquidità. Quindi quasi tutte hanno già venduto il mais lo scorso autunno, quando i prezzi cominciavano appena appena ad alzarsi. E anche la granella che viene scambiata adesso è in mano ad agricoltori o a intermediari? Secondo me i primi a guadagnare in questa situazione sono gli speculatori finanziari. Poi se qualche agricoltore aveva un po’ di mais in casa ha venduto ottenendo un buon margine. Quello che ci fa ben sperare - spiega Soldi - è che i prezzi dovrebbero restare adeguati anche all’inizio della prossima campagna". Dato che i grafici dei prezzi delle commodity sono sempre più simili a montagne russe, per il presidente dell’Ami è fondamentale programmare la produzione e sottoscrivere contratti di filiera. "Avere la garanzia del ritiro del prodotto anche in questo pe-riodo di alta volatilità è impor-tante". Per anni i prezzi del mais sono stati al di sotto della soglia che permette di coprire i costi di produzione. "La crisi è struttura-le e questa fiammata non risolve i problemi - ribadisce Soldi - ma il piano maidicolo può aiutarci a uscirne, così come l’apertura dell’Ue alle Nbt: abbiamo bisogno di varietà che ci permettano di aumentare la produzione".