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«L’uomo che inventò la bioeconomia», il libro che racconta la «chimica verde»
30/04/2021

«L’uomo che inventò la bioeconomia», il libro che racconta la «chimica verde»

Attraverso l’avventura imprenditoriale di Raul Gardini è possibile leggere una fase storica dell’Italia, tutt’oggi in corso. Quella successiva al boom economico degli anni Cinquanta e oltre, che gli storici qualificano come recessione, e davanti alla quale il presidente del gruppo Ferruzzi non rinunciò a immaginare il futuro, rilanciando e proponendo la creazione di un polo della chimica italiana. Una visione industriale che la politica e un pezzo di imprenditoria non colsero e in parte osteggiarono. Del Gardini imprenditore e precursore (incompreso) del concetto di economia circolare parla «L’uomo che inventò la bioeconomia – Raul Gardini e la nascita della chimica verde in Italia» (2020, Edizioni Ambiente), libro di Mario Bonaccorso, che Confagricoltura ha presentato nell’ambito degli appuntamenti dedicati all’Innovazione. Il giornalista milanese, membro dell’advisory board del World Circular Bioeconomy Forum, racconta la visione che il manager ravennate ebbe di una produzione industriale sostenibile e di come cercò di declinarla nell’attività d’impresa. Bonaccorso ne ha parlato a Palazzo della Valle con il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti; Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison, e con Amedeo Lepore, docente all’Università della Campania «Luigi Vanvitelli». L’incontro, in diretta streaming, è stato condotto dal giornalista del Corriere della Sera, Andrea Ducci. Sostenibilità, economia circolare, chimica verde, biodegradabilità - ha affermato il presidente Giansanti - sono parole ormai di uso comune, ancora di più oggi, in vista di un Recovery Fund che prevede il 37% delle risorse destinato alla costruzione di un’economia europea sostenibile. Non era così scontato parlarne trent’anni fa, come fece Raul Gardini anticipando quelli che sono i pilastri del Next Generation EU». Marco Fortis, che fu chiamato da Gardini in Montedison per fondare il centro di ricerche sulle bioplastiche, ha sottolineato l’approccio ambientalista del manager suicida nel 1993, ricordando un passaggio dell’intervento all’Università della Sorbona del 1987, in cui Gardini dichiarò di aspirare ad essere ricordato come colui che era riuscito a bonificare la chimica. Proprio come il padre, Ivan, ricordato per le bonifiche di vaste zone paludose della Penisola (in particolare quelle di Ravenna). «Un visionario con i piedi ben piantati per terra». Bonaccorso ha ribadito più volte la concretezza dell’agire di Raul Gardini. Lezione che conserva tutto il suo valore in questo momento in cui il Paese si misura con la propria capacità di progettare e candidare progetti di rilancio dall’epidemia. Parallelamente agli obiettivi di crescita economica, l’imprenditore portava avanti grandi investimenti in ricerca e sviluppo di nuove tecnologie capaci di ridurre scarti. L’incontro nella sede di Confagricoltura ha ricordato il progetto di Gardini «Pro Etanolo » del 1985, intorno al quale esplosero tutte le contraddizioni interne al mondo economico e politico italiano. Anche se non vide la luce, quell’idea (all’epoca d’avanguardia) di produrre carburante con gli scarti e le eccedenze del mondo agricolo, è stata comunque uno dei temi su cui chimica e agricoltura hanno iniziato a confrontarsi, gettando le fondamenta per una collaborazione che non si è più fermata.