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Confagricoltura risponde agli attacchi degli animalisti
27/04/2021

Confagricoltura risponde agli attacchi degli animalisti

Continua la diffamazione mediatica dell’agricoltura e zootecnia professionale, nonostante abbia dimostrato tutta la sua resilienza e capacità di produrre cibo di qualità e a buon mercato in un anno intero colpito dalla pandemia da Coronavirus. Accanto ai quotidiani attacchi che agricoltori e allevatori devono subire da trasmissioni televisive in cui cronisti d’assalto non trovano di meglio che intrufolarsi di notte in allevamenti, oppure da pseudo ambientalisti che imputano al settore agricolo la maggior parte della responsabilità nella produzione di gas ad effetto serra, adesso ci si mettono anche gli scrittori. L’ultima in ordine di tempo Dacia Maraini, che dalle colonne del Corriere della Sera, attacca violentemente gli allevamenti professionali, accusati con la loro gestione «intensiva» di non rispettare a sufficienza gli animali e di essere tra i maggiori responsabili dei cambiamenti climatici. Continua l’assalto mediatico ad uno dei principali comparti economici del paese come risulta dal recente rapporto del Crea: il sistema agroalimentare italiano vale 522 miliardi di euro e rappresenta il 15% del PIL italiano; è il primo in Europa per valore aggiunto con un valore pari a 31,3 miliardi euro e genera un export annuale di circa 50 miliardi. Vede impegnate nella produzione primaria un milione e seicentomila, di cui 209mila zootecniche che occupano un milione e 125mila addetti. Perché sui grandi media non si menzionano mai o quasi mai questi numeri, ma spesso si parla solo di notizie relative a comparti di nicchia. Ad esempio il citato «Corriere» si dedica con una certa frequenza all’agricoltura biologica o biodinamica che avranno anche i loro pregi ma che per loro natura non sono in grado di sviluppare numeri sufficienti al fabbisogno alimentare, oltre al fatto che, soprattutto per la biodinamica molti, forse la maggioranza degli addetti, che non ne condividono i presupposti. Perché non viene dato spazio a ricercatori e scienziati che da tempo lottano ad esempio per l’introduzione della nuove tecniche di miglioramento genetico in agricoltura che permettono rese maggiori, un minore uso della chimica per la protezione delle piante ed anche una maggiore resistenza alla siccità e quindi una minore necessità di risorse idriche. Queste sono cose risapute dalle università e dai docenti che vi praticano ricerca e didattica finanziate con fondi pubblici ma che non trovano spazio presso gli strumenti di informazione generale che preferiscono raccontare verità particolari o fenomeni accattivanti. Quanto alla carne, al latte o ai latticini, qualsiasi dietologo, ne raccomanda l’uso, con le dovute limitazioni, a causa del valore nutritivo insostituibile delle proteine animali. Se la vita media ha superato gli 80 anni ed è praticamente raddoppiata nel corso di pochi secoli ci sarà pure una ragione. Ed è soprattutto di tipo igienico sanitario ed alimentare.