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Cereali a paglia, Garbelli: "Un'annata positiva per le colture lombarde"
26/07/2021

Cereali a paglia, Garbelli: "Un'annata positiva per le colture lombarde"

Si è conclusa l’annata agraria 2020/21 per quanto riguarda i cereali a paglia che costituiscono un classico dell’agricoltura italiana. Per una valutazione del suo andamento in Lombardia ne parliamo con Giovanni Garbelli, presidente della Sezione economica cereali a paglia di Confagricoltura Lombardia, oltre che presidente dell’Unione agricoltori di Brescia. Innanzi tutto, come è prassi in questi casi, un inquadramento del meteo vista la sua importanza nel determinare quantità e qualità delle produzioni. Da questo punto di vista le premesse non erano delle migliori, visto l’autunno molto piovoso, l’inverno freddo e siccitoso e anche con gelate tardive. La primavera è stata umida e con punte di caldo molto elevate in giugno accompagnate da piogge scarse. “Nel complesso - afferma Garbelli - possiamo dire che per i cereali a paglia si è trattata di una buona annata, le produzioni nella norma, di buon livello ma senza eccessi, e gli aspetti sanitari e qualitativi piuttosto buoni. Per i grani, sia tenero che duro abbiamo avuto discreti livelli di proteine e di peso specifico. Valutazioni che possono essere estese anche agli orzi. Sul fronte economico da segnalare il buon andamento delle quotazioni commerciali che, pur non essendo state oggetto di specifiche speculazioni come nel caso del mais, ne hanno comunque sentito il traino. Questo spiega una quotazione mediamente superiore del 20% rispetto alla media”. Dunque, visti i buoni risultati della campagna appena conclusa, con Garbelli, approfondiamo il tema del futuro dei cereali a paglia ed il ruolo che possono avere in una visione moderna dell’agricoltura sempre più a cavallo tra produzione, ambiente, sostenibilità e cambiamenti climatici. “È un ruolo decisamente importante e per diversi motivi. I cereali a paglia sono caratterizzati da una bassa PLV per ettaro ma possono diventare un complemento importante nel complesso della gestione aziendale purché inseriti in un contesto di filiera, come ad esempio a Mantova, con l’esperienza del Mantograno o come i contratti di filiera che propone Barilla, oppure ancora con accordi locali e specifici per l’alimentazione del bestiame”. Ma non si ferma qui l’analisi di Garbelli che sottolinea la loro importanza nelle dinamiche nazionali che rientrano nella misura del cosiddetto “Granaio Italia” che, pur con qualche limite e la necessità di uno snellimento burocratico, può dare delle buone prospettive di sviluppo in una ottica di lungo termine. Nel complesso, dunque, i cereali a paglia possono giocare un ruolo importante in chiave di uno sviluppo delle potenzialità agricole, tenendo conto del ruolo agricolo nelle nuove richieste della società che vengono sottolineate sempre più spesso nei documenti e negli orientamenti della PAC futura. Garbelli ne specifica anche l’importante ruolo in funzione del miglioramento della biodiversità e per il mantenimento della copertura vegetale dei terreni durante il periodo invernale. Un cenno rivolto al futuro riguarda il ruolo che potrebbe avere il triticale in relazione alla produzione di energie rinnovabili da fonte agricola e anche di biometano come produzione di secondo raccolto. Pratiche con cui si migliora la biodiversità, ma anche all’immagine degli agricoltori e della loro attività verso la società. Aspetti che assumono sempre più una grande importanza. In questo contesto, un accenno specifico alla coltivazione del grano duro al Nord, prodotto di cui siamo deficitari, e che, dice Garbelli, “può avere degli sviluppi interessanti, visto che la pasta è il primo prodotto Made in Italy nel mondo, ma con alcune condizioni che devono essere migliorate: occorrono varietà moderne ed un maggior sostegno diretto agli agricoltori”.