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Agricoltura, la scienza dimostra che è "sostenibile"
11/01/2022

Agricoltura, la scienza dimostra che è "sostenibile"

Uno degli argomenti più di attualità ingenerale ed in particolare legato alla attività agricola e zootecnica è relativo agli aspetti collegati all’ambiente ed alla sostenibilità delle produzioni. Ma spesso se ne parla a sproposito o senza indicare numeri precisi. Cosa evidentemente indispensabile se si vuole iniziare un efficace contrasto alle emissioni negli ambiti produttivi. Così cominciano ad essere resi disponibili studi sempre più accurati sulla responsabilità delle emissioni climalteranti da parte di ciascun settore produttivo. Per quanto riguarda l’impatto sull’ambiente da parte dell’allevamento animale ci hanno pensato, tra gli altri, i proff. Giuseppe Bertoni e Luigi Mariani, anche per contrastare, come dicono gli stessi autori: “Il proliferare di una campagna mediatica in atto da alcuni anni volta a demonizzare il comparto zootecnico come responsabile di fenomeni altamente negativi che vanno dal cambiamento climatico ai danni alla salute umana, al degrado ambientale e alla perdita di biodiversità”. Vediamo alcuni dati e concetti estremamente significativi riferiti alla zootecnia secondo i due ricercatori. In termini di utilizzo delle risorse, la zootecnia usa il 31% degli arativi e impiega il 40% dei cereali ma produce il 18% delle calorie ed il 25% delle proteine utilizzate dagli esseri umani, valori che salgono al 28 e al 55% nei paesi a più alto reddito, che sono poi quelli ove si utilizza maggiormente la coltivazione, e per questo, più soggetti ad attacchi mediatici. A ciò occorre aggiungere che l’86% della sostanza secca consumata dagli animali domestici è costituita da foraggi che l’uomo non può consumare, se non dopo il passaggio intermedio fatto, ad esempio, dai ruminanti che con la loro opera li trasformano in prodotti edibili come il latte e derivati. A ciò va aggiunto l’elevato valore nutrizionale delle proteine animali grazie al loro apporto di alcuni aminoacidi solforati indispensabili che non sono presenti nei vegetali. Passando poi ad una valutazione sulle emissioni, Bertoni e Mariani nel loro studio affermano che il peso della zootecnia sul totale delle emissioni di polveri sottili è del 17% a livello nazionale e del 33% in Lombardia. Nel mondo e in totale le emissioni agricole di gas serra sono di circa 10 giga tonnellate di CO2 equivalente, di cui circa la metà di origine zootecnica, ma a fronte di quelle emesse, grazie alla fotosintesi, l’agricoltura nel suo complesso ne assorbe circa 50. Il saldo risulta pertanto decisamente positivo a favore dell’attività agro zootecnica. Quindi la restituzione all’ambiente è di fatto una caratteristica unica dell’attività agricola e zootecnica, nell’intero panorama di tutte quelle produttive. Un dato molto interessante parlando in modo specifico del latte e della sua produzione ed in particolare confrontando l’allevamento intensivo rispetto a quello estensivo è stato calcolato come, in termini di efficienza e di minor impatto ambientale, un litro di latte prodotto da una vacca Frisona allevata in una moderna stalla all’aperto comporta l’emissione di 1,35 kg di CO2 contro i 3,66 emessi da una vacca Jersey allevata al pascolo. Dunque, come si vede, si tratta di argomenti che se opportunamente indagati e studiati possono ribaltare il senso comune con cui ci si riferisce nel rapporto tra agricoltura, zootecnia ed ambiente.