news
A Cremona il confronto dei suinicoltori
14/10/2021

A Cremona il confronto dei suinicoltori

I suini “fuori peso” sono quello che, al macello eccedono i pesi consentiti dai disciplinari, oggetto di stringenti controlli con relative sanzioni, anche pesanti. La questione è oggetto di una riforma in corso i cui esiti potrebbero essere anche più penalizzanti dal momento che si passerà da un controllo basato sul peso medio della partita ad uno individuale. Nonostante le apparenze, un approccio individuale potrebbe essere più complicato andando a riguardare il 100% dei soggetti. Su questo aspetto una simulazione basata sulle macellazioni avvenute indica che i “fuori peso” riguarderebbero ben il 28% delle partite. Con le nuove indicazioni sul singolo capo si andrebbe al 5% di soggetti pari a circa 400mila suini fuori norma. Altro aspetto a cui prestare la massima importanza, sempre in relazione al rispetto dei disciplinari di produzione, è relativo alla composizione della razione alimentare, i cui componenti devono sempre essere calcolati in termini di sostanza secca. Il rischio che si corre è di avere i soggetti “smarchiati” da parte degli ispettori. Ma uno dei problemi più complicati da risolvere è la questione che riguarda le linee genetiche dei riproduttori ammesse dai disciplinari alla produzione delle Dop. La cosa ha radici vecchie e risale al 2017, definita in gergo “prosciuttopoli” che aveva fatto emergere l’uso di alcune linee genetiche di riproduttori non ammesse da parte dei disciplinari. Il che comporta l’esclusione dei prosciutti derivati dalle cosce dalla marchiatura dei Consorzi di tutela delle Dop. Anche questo caso, oggetto di una riforma dei disciplinari delle Dop, non è ancora del tutto chiarito e ben definito. Anzi, si sono generati altri problemi. Di due livelli: uno che riguarda direttamente gli allevatori, in particolare quelli che producono suinetti e che si troverebbero ad avere le linee genetiche femminili, al di fuori delle certificazioni necessarie dal momento che queste sono sempre passate in secondo piano. E l’altro riguarda le case produttrici di riproduttori che, in virtù delle nuove norme, si sono viste bocciare ben 21 istanze di approvazione su 25. E la cosa ha ricadute economiche importanti e non è scevra anche da qualche polemica politico sindacale visto che il Mipaaf aveva affidato il compito di verificare la congruità delle linee genetiche da ammettere ad Anas e al Crea. Ma Anas, l’associazione di specie, che è deputata alla gestione del Libro genealogico della specie suina, ma anche produttrice di sue linee genetiche, avrebbe dei seri problemi di conflitto di interessi. Il caso è stato affrontato in una recente riXe al Ministero, trattata nell’articolo successivo. Gli allevatori hanno presentato i dubbi sulle ipotesi di soluzioni proposte che hanno suscitato perplessità. Si attendono sviluppi da parte del Mipaaf. Una raccomandazione fatta da Milani ai suoi colleghi: “Visto tutto quello che ci circonda dobbiamo assumere la massima professionalità nel nostro lavoro”. Cenni anche ai temi sempre attuali come la Cun, e ai mercati, che vedono la Cina che si sta attrezzando per ridurre l’importazione e alcuni paesi del nord Europa come Germania e Olanda che finanziano la chiusura degli allevamenti per ragioni ambientali. Aspetto estremamente preoccupante che in conclusione è stato al centro di un animato dibattito tra gli allevatori e conclusioni sconsolate tratte da Giovanni Favalli, vicepresidente della Sezione suini di Confagricoltura Lombardia