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Rolfi: «Credo nel dialogo con il territorio»
19.07.2018

Rolfi: «Credo nel dialogo con il territorio»

Ascoltare, riflettere e collaborare sono le parole chiave di un nuovo rapporto tra politica e organizzazioni agricole a favore di azioni concrete per il territorio. Ne è convinto Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura, alimentazione e sistemi verdi della Regione Lombardia, ne confermano l’importanza i vertici di Confagricoltura Lombardia e i rappresentanti delle Unioni provinciali, da mesi impegnati in un dialogo aperto con le istituzioni lombarde sulle questioni più urgenti per il mondo agricolo.

A cento giorni dalla nascita del governo Fontana, e dopo l’apprezzato intervento di Rolfi in occasione dell’assemblea generale di Confagricoltura Lombardia, lo scorso 4 luglio, abbiamo raccolto il punto di vista dell’assessore.

Partiamo dalla riforma della Pac: come accoglie la nostra proposta di istituire un tavolo specifico per valutare l’impatto di future decisioni sull’agricoltura?

«Ci troviamo di fronte a un quadro molto preoccupante, soprattutto a causa della diminuzione delle risorse, e non è giusto che la Brexit e le sue conseguenze vengano pagate dagli agricoltori. Credo fortemente nel dialogo con il territorio. Prima di prendere delle decisioni sia amministrative sia sulla linea politica da tenere voglio sempre informarmi per capire quale sia la soluzione migliore per gli agricoltori lombardi. Anche sulla riforma Pac, dunque, la filosofia sarà la stessa».

Come valuta i contenuti tecnici ed economici emersi dalle prime bozze della riforma?

«Anche sotto questo punto di vista non mi sento tranquillo. La Lombardia perderebbe infatti tantissimo se passassero le misure legate al capping progressivo a partire da 60mila euro e alla convergenza, che finirebbe per trasferire ingenti risorse economiche dall’Ovest ad Est dell’Europa. Gli agricoltori lombardi sarebbero fortemente danneggiati ad esempio sui titoli detenuti dalle loro imprese, soprattutto quelle a indirizzo produttivo zootecnico. Stesso discorso per la ventilata nazionalizzazione, che andrebbe ad aumentare la già forte concorrenza su alcuni prodotti. Le Regioni dovranno continuare ad avere adeguati spazi per la programmazione locale».

Tra i temi del momento ci sono anche il prezzo del latte e i rapporti con l’industria di trasformazione. Cosa può fare il tavolo latte da lei attivato?

«Ho riattivato il tavolo per sostenere il latte, uno dei prodotti più importanti dell’agricoltura lombarda. Per quanto riguarda il prezzo, è chiaro che trattandosi di relazioni commerciali il nostro potere è limitato, tuttavia ritengo che gli impegni, soprattutto quando sono scritti, debbano essere mantenuti; in ogni caso chi vuole interloquire con la Regione deve tenere un certo comportamento. Ciascuno risponde infatti delle proprie azioni e politicamente ne terrò conto. Tuttavia, per aumentare il peso specifico del tavolo del latte, e della componente allevatoriale al suo interno, ritengo importante ripristinare il meccanismo della delega da parte degli allevatori alle loro organizzazioni. Questo ridarebbe centralità anche al ruolo della Regione soprattutto nei confronti dell’industria. Puntiamo ad agire sulla comunicazione per contrastare il calo dei consumi e le “fake news” circolanti sui social».

Gli agricoltori lombardi hanno apprezzato anche il tavolo montagna: quali sono le prossime mosse del territorio?

«Ho avuto modo di dire anche pubblicamente che coloro che si occupano di agricoltura di montagna sono degli eroi. Per questo Regione Lombardia vuole essere regista tra tutte le realtà del territorio per concordare priorità è modalità di intervento. L’agricoltura di montagna ha bisogno di attenzioni specifiche, ha caratteristiche diverse rispetto a quella di pianura e va valorizzata sia nell’ottica della specificità locale sia della promozione dei prodotti agroalimentari... Intendo fare un accordo con le comunità montane per dare continuità e certezza ai fondi finalizzati realmente all’agricoltura di montagna. Mi impegno ad approvare linee guida regionali per la gestione delle malghe per contrastare utilizzi truffaldini e far arrivare le malghe alla gente della zona, privilegiando proposte di qualità anziché esclusivamente di prezzo».

Il tema generale dell’acqua, che preoccupa nonostante le ingenti precipitazioni primaverili, coinvolge anche la questione del deflusso minimo vitale (DMV), che può comportare una diminuzione delle risorse idriche per gli agricoltori. Cosa ci può dire al riguardo?

«L’acqua, con le sue utilizzazioni, è un argomento molto delicato, da affrontare in modo diversificato. Un primo progetto che stiamo portando avanti riguarda il riutilizzo delle cave dismesse come bacini di contenimento per acqua a uso irriguo. Il deflusso minimo vitale, con tutto ciò che questo comporta, è un tema dalle svariate sfaccettature. Lo stiamo studiando per vedere cosa si può fare, sempre mantenendo termini ecocompatibili. Per quanto riguarda l’irrigazione, sono consapevole che si tratta di un grande problema e stiamo cercando di attivare risorse da mettere a disposizione degli agricoltori per investimenti che puntino sull’efficienza e sulla ottimizzazione delle tecniche irrigue».

Quali sono, in particolare, le strategie attuate con i consorzi di bonifica?

«Ho incontrato i vertici dell’associazione dei consorzi di bonifica. C’è piena sintonia e intenzione di collaborare su diversi versanti quali la gestione del deflusso ecologico, il rinnovo delle concessioni e il contenimento delle nutrie. Abbiamo anche affrontato il tema delle risorse in ambito irriguo. Purtroppo, il Programma nazionale di sviluppo rurale attualmente in vigore penalizza parecchio le regioni del Nord, mi batterò a livello nazionale per appianare questo sbilanciamento. L’agricoltura irrigua è molto praticata soprattutto in Lombardia ed è necessario che qui, più che altrove, sia sviluppata una rete di consorzi di bonifica, canali irrigui e ingegneria idraulica per garantire agli agricoltori l'acqua nei tempi, nei modi e con i prezzi giusti».

Chiudiamo con i danni da fauna selvatica come cinghiali e nutrie: ci sono ulteriori provvedimenti in vista?

«È certamente un grave problema di cui ci siamo occupati fin dal momento dell’insediamento. Nel quinquennio 2013/2017, sul territorio regionale, il cinghiale ha arrecato danni alle colture agricole per 1.669.989 euro di indennizzi erogati da Regione Lombardia, corrispondenti a 2.807 eventi di danno denunciati e ha provocato 384 sinistri stradali denunciati, con erogazione di risarcimenti 606.664 euro complessivi. Per questo, con un provvedimento di poche settimane fa, ho voluto che in Lombardia gli agricoltori provvisti di regolare licenza possano abbattere i cinghiali tutto l'anno. Ho inoltre fatto approvare la nuova suddivisione del territorio agro-silvo-pastorale regionale in aree idonee e aree non idonee alla presenza del cinghiale. Altrettanto grave il problema delle nutrie, autentico flagello. Abbiamo uno stanziamento regionale di 450mila euro e abbiamo già fissato i prossimi incontri con tutti i portatori di interesse per avviare un piano di contenimento largamente condiviso».